E' ormai un dato di fatto, la sconfitta dell'indennizzo diretto: ciò che si prospettava come un ancora di salvataggio per ridurre i costi dei premi assicurativi, ha invece procurato aumenti smisurati e vergognosi, e non si esagera affatto. Da quando è stato introdotto, circa tre anni fa, poco o niente è davvero cambiato, anzi, era quasi meglio senza che questa bella pensata scaturisse dai neuroni del cervellino emerito...
Ad alzare la voce sono stavolta i motociclisti, una categoria non di nicchia, ma comunque con minore risalto, nonostante siano vittime di
numerosi e gravi incidenti. Innanzitutto, con questa formula, si sono visti privare dell'assistenza legale: dati i costi per l'assistenza di un professionista, molte compagnie hanno tolto questa voce, tenuta in vita dall'inefficienza delle stesse sul fronte dei tempi di risarcimento.
A proposito di tempi, è bene segnalare che sono identici in entrambi i casi, che conviene compilare il CAI (ex CID- modulo blu), un valido aiuto per sbrigare la pratica in modo fluido. E' noto che la maggior parte delle compagnie "tifano" per il diretto, la politica aziendale gioca il suo ruolo ed è raro trovarne una più malleabile. Quindi, meglio affidarsi alla tutela di un professionista se si propende per il vecchio sistema.
Il risarcimento diretto può rappresentare una buona scelta se i danni materiali sono lievi; nel caso dei motociclisti, una probabilità piuttosto bassa, in quanto soggetti a rovinose cadute, spesso fatali, sopratutto per i passeggeri.
Ad ogni modo, queste voci hanno raggiunto le orecchie giuste e fatto in modo che qualcosa cambiasse, finalmente! Infatti, una recente sentenza della Corte di Cassazione, ha deciso alcuni cambiamenti importanti in materia.
Ecco i punti salienti di questa decisione: in primo luogo, la Corte ha deciso che il ricorso al risarcimento diretto sarà facoltativo. Se l'assicurato decide altrimenti, può scegliere il vecchio sistema, quello in cui risponde dei danni chi ha causato l'incidente.
Le compagnie, dal loro canto, possono puntare i piedi e rendere ostico il ricorso al vecchio sistema: al momento, pare non abbiano ancora preso posizione e sollevato l'ascia di guerra. Gli utenti, dovranno unirsi e far muro, coinvolgendo le associazioni di categoria.
In definitiva, se si cita la sentenza per far valere i vostri sacrosanti diritti, potreste sentirvi rispondere che è valida solo per la parte giudiziale.
Come detto, il "diretto" è facoltativo, quindi la conseguenza è che anche nella fase stragiudiziale (senza agire per vie legali, e quindi al processo), si possono chiedere i danni alla controparte per ottenere il risarcimento dei danni, la quale a sua volta, risponde che il danneggiato si deve rivolgere al suo assicuratore.
In virtù di ciò, impugnando la sentenza, lo stesso danneggiato, vince comunque la causa e la compagnia deve risarcire sia i danni che le spese processuali.