L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, questo è quanto sta scritto sulla Costituzione, ma la realtà dei fatti è ben altra. Gli Agnelli, che rilevarono e fecero loro la Fiat, ma non l'hanno creata affatto, fin quando c'era l'Avvocato, hanno sempre ricattato i vari Governi con la minaccia della cassa integrazione o i licenziamenti in massa e obbligato a sborsare milioni di lire (ora euro), in quello che sono l'evoluzione naturale degli incentivi.
E' passato qualche annetto e tanta acqua sotto i ponti del Po, ma la situazione e i blocchi alla produzione non cessano. La colpa è dei sindacati, che oggigiorno fanno più politica dell'esecutivo eletto dal cosiddetto "popolo sovrano" e inducono gli operai a estenuanti marce per la città, con la promessa di trattamenti salariali, a dir loro vantaggiosi...
Delle tre maggiori organizzazioni, è la CGIL a sfoderare le armi del'ostruzionismo più accanito, ma è allo stesso tempo, quella che produce i dissesti maggiori e qualcuno dei loro tutelati sta aprendo gli occhi e a levarsi il fumo che gli impedisce una vista nitida della situazione.
Ci sono in ballo milioni di investimenti, assunzioni legate alla produzione di nuovi modelli, stabilimenti da riavviare perchè l'ingranaggio della sospirata ripresa si lubrifichi e riparta, trainando l'intero indotto.
Indotto, che costituisce la locomotiva e permette ai lavoratori dell'unico grande gruppo italiano, di poter far fronte al pagamento della rata del mutuo e garantire un futuro alla propria famiglia.
Lo storico stabilimento di Mirafiori è il punto cardine della trattativa, ma anche Pomigliano d'Arco rientra negli obiettivi di rilancio e correzione di pecche, in particolare, il tasso di assenteismo, alquanto elevato.
Il nuovo contratto, bocciato solo dalla Fiom, prevede aumenti di salario e numero di turni, pause ridotte e maggior controllo per quanto riguarda i certificati di malattia, causa del suddetto assenteismo.
In sostanza, gli operai si ritroveranno con 4 mila € lordi all'anno, un indennizzo di 32,50 € mensili per compensare la riduzione delle pause durante il turno, ora una sola di 10 minuti, e quella per la mensa, spostata a fine turno nel caso cresca in mumero.
Ora bisogna attendere il referendum, che deciderà la sorte di Mirafiori e che si terrà a metà mese. Si spera in una maggioranza abbondante e un intesa per portare avanti il lavoro prospettato al tavolo delle trattative e da cui dipendono migliaia di posti di lavoro.