Il tremendo terremoto in Giappone scoppiato l’undici marzo, con conseguente tsunami e i guai alla centrale nucleare di Fukushima, stanno provocando uno stravolgimento mondiale e tra le tante conseguenze provocate ve ne sono alcune legate al mondo dell’automobile. La notizia della quale ci occupiamo riguarda l’universo delle carrozzerie metallizzate, tesoro prezioso degli automobilisti di tutto il mondo.
Come gli addetti ai lavori e gli appassionati sanno bene, queste luminose vernici sono composte da un particolare pigmento chiamato Xirallic che, aggiunto al pigmento dell’auto, regalano alla carrozzeria il caratteristico colore brillante. Il guaio è che questa magica sostanza viene prodotta soltanto in uno stabilimento al mondo, che provvede alle esigenze di tutte le fabbriche automobilistiche mondiali.
Questa terra dei colori brillanti si trova in Giappone, in una fabbrica (di proprietà tedesca) che dista solo quarantacinque chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima e che, subito dopo il terremoto è stata chiusa.
Come si potrà riuscire a sopperire alla mancanza di tale indispensabile pigmento senza che questo provochi un blocco globale dell’economia dell’automobile (soprattutto per i costruttori delle auto di lusso)? Intanto, pensando alle conseguenze, le maggiori case automobilistiche hanno deciso che i concessionari dovranno limitare a dieci tonalità di colore gli ordini di vetture richieste dai clienti, i quali avranno una rosa di scelta cromatica meno ampia. Un’altra importante risposta alla crisi imminente è stata data da una grossa casa automobilistica, la quale è in trattativa con l’azienda proprietaria della fabbrica nipponica per la produzione di un differente pigmento che offra le stesse prestazioni e che possa essere prodotto in diversi stabilimenti.
Intanto, i responsabili dello stabilimento nipponico che produce lo Xirallic annunciano che la data di riapertura della fabbrica non è ancora stata stabilita e che, in ogni caso, una volta che l’impianto verrà riaperto, occorreranno almeno uno o due mesi affinché la produzione torni a regime.
Ci auguriamo che l’industria automobilistica mondiale riesca a fronteggiare questo periodo di crisi e che nel più breve tempo possibile la situazione torni alla normalità. Per tutti.