Non tutti sanno che già dagli anni ’30 si facevano i crash test automobilistici, anche se allora si cercava di salvaguardare al massimo i passeggeri delle auto, ma, diversamente da oggi venivano utilizzati dei veri esseri umani, chiaramente ormai passati a miglior vita. Con il passare degli anni le cose sono cambiate passando a dei manichini, ossia alla biomeccanica, ma gran parte dei passi avanti sono stati fatti grazie al primo metodo.
La Toyota ha presentato la quarta generazione di manichini che viene destinata ai crash test per le sue auto. Grazie alle varie evoluzioni negli anni questi strumenti forniscono un’infinità di dati che possono essere avvicinati alle reali conseguenze che subisce un essere umano all’interno di una vettura in caso di incidente.
Per effettuare questi test vengono utilizzati i “THUMS” (Total Human Model for Safety) che sono stati creati in tre grandezze, due maschili (Large da 189 cm e Media da 179 cm) e il terzo (femminile Small da 153 cm). Grazie a questi modelli ora è possibile avere enormi informazioni per quanto riguarda i danni subiti internamente da un essere umano dopo un incidente.
Grazie a questa tecnologia insieme alla tomografia è possibile individuare le misure esatte ai danni interni su organi o ossa, con informazioni fino a 14 volte più complete rispetto al precedente sistema.
Questo studio, votato a migliorare la sicurezza all’interno delle vetture, sarà incrementato con dei manichini formato bimbo ed anziano, cercando di aumentare la tecnologia che li compone per avere una somiglianza sempre più vicina all’essere umano.