Che la situazione economica italiana fosse tragica lo si sapeva già da un pezzo, ma ciò che suona nuovo, anche se non desta affatto scalpore, è il fatto che pur di riuscire a racimolare qualche soldo per sostentare la famiglia o pagare rate del mutuo o debiti di questo genere, il consumatore ed automobilista italiano sia disposto a “raggirare” la propria compagnia assicuratrice.
I tempi sono difficili da un lungo periodo, le famiglie italiane hanno difficoltà ad arrivare a fine mese contando solo sugli stipendi ridotti dei quali dispongono, quindi i mezzi ai quali si ricorre per riuscire a guadagnare qualche euro extra sono vari. Chi non riesce a trovare un lavoretto, magari anche in nero, ricorre a trucchi ed espedienti poco onorevoli, ma che sono capaci di raggiungere lo scopo. Ed è proprio qui che si inserisce il nuovo fenomeno del raggiro alle Rc Auto, così come emerge dalle indagini dell'Osservatorio Super Money.
Il campione utilizzato per lo studio effettuato conta trecento soggetti, scelti secondo criteri di casualità, che sono stati sottoposti ad approfondite interviste nel corso delle quali i dati emersi sono assai preoccupanti. Oltre agli espedienti usati per aggirare e raggirare diversi ambiti, sempre naturalmente per tentare di sanare i conti in rosso e giungere alla fine del mese, il campione afferma per il 65% di aver pensato di raggirare le propria compagnia Rc Auto per ottenere qualche soldo extra. Solo poco meno della metà di questa percentuale ammette che lo farebbe solo in caso di forte necessità, mentre ciò non è lo stesso che viene dichiarato da almeno un quarto di tale campione che, spossato dai debiti e con l’acqua alla gola per la peggiorata situazione economica, svela di aver già ideato o si trova a riflettere sul come comportarsi per guadagnare un po’ di denaro extra dalla sua compagnia assicuratrice.
Lo studio rivela che a raggirare le compagnie Rc Auto sarebbero in egual misura italiani del nord, del sud e del centro e l’identikit del “truffatore” per necessità mette in risalto la figura di uomini per l’80% dei casi, tra i 35 e i 44 anni, che hanno un’ occupazione precaria come impiegati o liberi professionisti, o sono disoccupati e percepiscono stipendi medio bassi.
Ancora una volta si sottolinea (e questo tiene a precisarlo Super Money) che i soldi ottenuti in tal modo vengono tutti investiti nelle spese di prodotti di prima necessità, bollette, rate di elettrodomestici, saldo di piccoli debiti contratti e spese improvvise.
Pare che il futuro sia meno roseo del tanto criticato passato. Uno spunto di riflessione, questo, notevole per chi ci governa e per chi è governato.