Non si tratta del solito inno alla bravura dell’uomo al volante, seguito dal famoso proverbio prettamente maschilista che descrive la donna come poco abile al volante. Al contrario. Si parla invece dei rischi che corre il gentil sesso quando è al volante del proprio mezzo, che si trova in balia dei pericoli che da un momento all’altro possono essere provocati dai signori uomini.
Ebbene si, il vecchio adagio che descrive la donna come imbranata alla guida non è suffragato da prove, poiché la realtà descrive le donne come automobiliste attente, prudenti e disciplinate, soprattutto poi rispetto agli uomini.
Quindi nelle strade le donne sono le più esposte ai pericoli, non solo a causa della guida degli uomini, ma anche per colpa delle stesse auto, costruite dagli uomini per gli uomini, perciò a misura delle robuste fattezze maschili.
Uno studio effettuato nell’ultimo decennio negli Stati Uniti, all’interno dell’Università della Virginia, basato sull’analisi di un vasto campione di incidenti ha rilevato che in caso di incidente le donne sono più svantaggiate rispetto agli uomini.
A parità di livelli di protezione, con cinture di sicurezza allacciate e airbag presente, il gentil sesso presenterebbe più ferite, soprattutto alla colonna vertebrale e al torace, in caso di urto. Tutto questo a causa dei poggiatesta e in generale di tutta la struttura dell’auto, progettata per il confort e per sopportare gli urti sugli uomini. Così le donne, in genere più piccole e minute, vengono colpite facilmente, anche se l’urto è di lieve entità.
Anche l’Italia ha proposto uno studio simile, effettuato dall’Università milanese della Bocconi per conto dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (ONDA) e dell’Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici (ANIA), ottenendo risultati analoghi. In caso di incidenti le donne sarebbero le più colpite, anche se soltanto trasportate o addirittura trovandosi a essere semplici pedoni.
Chiediamo quindi di creare anche auto a misura di donna. L’appello verrà ascoltato?